Anno 48 N°2
Venezia, 25 febbraio 2010
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25/02/2010
CHE BELLO, SI STA ROMPENDO LA TELEVISIONE

La televisione è la finestra di casa sul mondo. Quante volte ci siamo chiesti come si potrebbe vivere senza la televisione? Eppure la mia si è quasi rotta e mi sono reso conto che la vita continua lo stesso e senza particolari traumi.

Tutto è iniziato quando sulla televisione di casa, vecchia di dieci anni, ha iniziato a calare il sipario. Esattamente così: dalla parte alta dello schermo si è abbassato lentamente e inesorabilmente un sipario nero e impenetrabile.

Inizialmente pensavo fosse solo una piccola riga dello schermo, di quelle che si aggiustano da sole. Pensavo fosse una piccola interferenza o che si fosse mossa l'antenna sul tetto per colpa dei colombi e dei gabbiani, ma non era così. Giorno dopo giorno il sipario si abbassava sempre di più. Un millimetro al giorno, una cosa da poco. Solitamente si impazzisce quando non funziona di più all'improvviso, ma in caso di lenta agonia, le cose sono diverse e si aprono nuove riflessioni.

Sì, nuove riflessioni su quanto meno si vede. Un bel giorno il sipario ha coperto prima i capelli della giornalista Busi e poi è arrivato agli occhi. Lì si è fermato per parecchio tempo e da lì ho iniziato a fare le riflessioni di filosofia spiccia. Guardavo il telegiornale e vedevo la telegiornalista che parlava ma non riuscivo a guardarla negli occhi. Fa un certo effetto. Ma questo, ovviamente, succedeva anche con Berlusconi, Bertolaso, Obama e tutti quelli che avevano l'onore dell'inquadratura. Ebbene, cosa è successo? Nulla, assolutamente nulla. Non ho avuto né una crisi nervosa né una crisi di astinenza da video. Tutto ha continuato ad andare avanti con tranquillità. C'era solo il sipario che non voleva più né scendere né salire. Fermo. Lì, quasi a ricordarmi che i tempi moderni sono questi: gente con una personalità solo se la si vede in televisore. È un segnale? mi sono chiesto. Eppure da questa esperienza ho apprezzato di più quanto diceva la brava collega Busi. L'intonazione della voce, le parole giuste e la semplicità. Sì, ho riscoperto l'uso della mia testa, del ragionamento filtrato, del pensiero allargato. Insomma, non avendo l'assimilazione veloce dell'immagine, la mia testa ha iniziato a guardare e sentire altri particolari. Il ragionamento si è fatto più critico: perché il video leva via la possibilità di ragionare da soli.

Una volta che ho appreso questo, per caso, forse, il sipario ha iniziato la sua inesorabile discesa e si è fermato appena sotto alle ascelle dei giornalisti (cito sempre loro perché io guardo solo i telegiornali e raramente altre cose). Altra riflessione. Ora mancano anche i movimenti della bocca, di parte della testa, delle spalle. Tutto sommato prima era come quando si guardava Zorro da piccoli. Adesso non più: anche quelle immagini se ne sono andate per sempre dietro al sipario. Adesso i miei sensi impegnati sono passati da due a uno: l'udito. Ora la mia testa ha iniziato una nuova fase: è entrata nella ragion critica. Spero, ovviamente sia un bene.

Da pochi giorni la mia finestra sul mondo è aperta solo di notte: sento ma non vedo nulla. È come essere ciechi: una sensazione che ho provato solo qualche volta per gioco da piccolo, per qualche secondo o al massimo un minuto, quando venivo fatto prigioniero giocando ai cow boy e indiani. Ma ora è diverso. Ascoltare un telegiornale intero senza vederlo non è come ascoltare un radiogiornale, perché le metodologie sono diverse e anche l'uso dell'agenda setting è impostato proprio per l'uso specifico di uno dei due mezzi. Si entra in una nuova dimensione. Però tra un po' dovrò aggiustarla per forza: ho una famiglia e non voglio che paghino le conseguenze dei miei esperimenti sensoriali, ma ringrazio Dio di avermi dato questa opportunità di riflessione. Ho capito che si può fare delle riflessioni su tutto, basta solo prendere lo spunto, ma la cosa più importante è non dimenticarsi mai di analizzare sempre tutto.

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